Cos’è lo short selling [Guida]

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Cos’è lo short selling, in italiano vendita allo scoperto, e come funziona per chi fa trading e investimenti? 

Da una decina d’anni esiste inoltre un organo preposto alla regolarizzazione di tale pratica. Quali sono le implicazioni per gli investitori privati?

Innanzitutto partiamo dal capire bene di cosa si tratta e diamo una definizione di vendita allo scoperto.

Cos’è lo Short Selling?

Se un investitore va long, acquista un titolo pensando che il suo prezzo crescerà. Se, al contrario, un investitore va short, significa che ne sta anticipando un abbassamento del prezzo.

In particolare, la vendita allo scoperto, è un’operazione finanziaria che permette la vendita e il successivo riacquisto di strumenti che non si possiedono. 

È possibile effettuare questo tipo di operazione se si pensa che il prezzo di riacquisto del bene sarà inferiore a quello che è stato incassato dalla sua vendita. Questo permette all’investitore di ottenere un profitto. Nel caso in cui, invece, il prezzo di riacquisto fosse maggiore di quello di acquisto, l’investitore incasserà una perdita. 

Se abbiamo invece un idea di dove il mercato non andrà, la vendita di opzioni viene in aiuto dell’investitore.

Come funziona lo short selling in pratica?

Quando si fa short selling, gli strumenti finanziari sono oggetto di prestito temporaneo da parte di una banca, un broker o un intermediario finanziario.

Per questo, solitamente, l’intermediario chiede un interesse che varia in base alla durata dell’operazione di vendita allo scoperto. 

Ma non solo. Il broker richiede anche un margine di garanzia per l’operazione, che può essere una percentuale del controvalore scambiato (ad esempio il 50%).

I limiti dello short selling

Il potenziale profitto in un’operazione di short selling è limitato (rispetto ad una normale azione di compra-vendita di un titolo).

Non c’è un limite superiore all’apprezzamento del valore di uno strumento finanziario, ma c’è un limite inferiore pari a zero. Chi vende allo scoperto si espone ad una perdita potenzialmente illimitata, motivo per cui il broker si protegge richiedendo maggiori garanzie all’investitore.

Il margine richiesto verrà poi svincolato dal broker una volta chiusa la posizione, ovvero quando gli strumenti interessati saranno riacquistati. 

In alcuni casi, il broker può anche prevedere un’estinzione anticipata della vendita allo scoperto, questo se la società è soggetta, ad esempio, ad aumenti di capitale, scissioni o fusioni, ecc.

Cosa significa vendere allo scoperto: esempio di short selling

Ora usiamo un esempio pratico per capire bene come funziona lo short selling. 

Il nostro investitore pensa che il titolo AAP abbia un andamento ribassista e decide quindi di venderlo anche se non lo possiede. 

  1. L’investitore prende in prestito 1000 azioni di AAP a 10 euro l’una dopo aver verificato la disponibilità del broker a prestare le azioni che gli interessano. 
  2. Le rivende immediatamente al prezzo di acquisto incassando il controvalore di 10.000 euro.
  3. Il broker congela l’incasso della vendita e il margine di garanzia, pari ad esempio al 50% dell’incasso, quindi 15.000 euro in totale.
  4. Nel caso in cui l’investimento non sia chiuso in giornata, il broker chiederà anche un interesse sul controvalore.
  5. Se le previsioni del nostro investitore erano esatte, dopo qualche giorno il prezzo delle azioni AAP scenderà a 9 euro.
  6. A questo punto l’investitore potrà ricomprare 1.000 azioni a 9 euro l’una. Il profitto sarà uguale al prezzo di vendita meno il prezzo di acquisto (meno gli eventuali interessi imposti dal broker). Nel nostro esempio 10.000 – 9.000.

Il Regolamento europeo dello short selling

Dal 1 novembre 2012 è in vigore un Regolamento Europeo sullo short selling (Regolamento Ue 236/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio), volto a regolamentare la pratica della vendita allo scoperto in Europa.

In Italia, l’organo competente che vigila sull’applicazione del Regolamento è la CONSOB.

Lo scopo del Regolamento è quello di garantire una maggiore trasparenza a livello europeo sulle pratiche di vendita allo scoperto, soprattutto quando si tratta di posizioni su debito sovrano di un Paese Ue, come i titoli emessi dalla Banca Europea, o di investimenti che superano le soglie previste dal regolamento. 

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